I 5 errori più comuni che non sappiamo di fare

Aggiornato il: mag 7



Spesso capitano da me in studio persone che dall'anamnesi sembrano avere uno stile di vita equilibrato e cercano di fare scelte sane a tavola. E, in fin dei conti, è così se non fosse per quel paio di errori della quotidianità che sfuggono. Ad esempio, l’importanza di una corretta idratazione, ricordando di bere soprattutto lontano dai pasti per evitare che l’acqua, in concomitanza col pasto, vada a diluire gli enzimi digestivi e rallenti il processo digestivo.


Masticare a lungo, dedicare il giusto tempo e luogo al cibo prendendo consapevolezza del momento. Questo è importante sia perché una buona masticazione è di grande ausilio al processo digestivo, sia perché dobbiamo dare al cervello il tempo di ricevere, dal tratto gastro-intestinale, le informazioni che derivano dall'ingestione e metabolizzazione del cibo, in modo che il cervello stesso elabori poi segnali di risposta che siano di appagamento dei bisogni fisiologi soddisfatti dal pasto. In questo modo, non avremmo difficoltà a metter giù la forchetta ed alzarci dal tavolo col giusto senso di sazietà.

“Ah, io per pranzo mangio solo un piccolo piatto di pasta”, “La mia colazione è veloce, solo qualche biscotto”. Sebbene la quantità non sia effettivamente esagerata, dobbiamo considerare la qualità nutrizionale di quello che stiamo mangiando. Un piatto di pasta, sebbene modesto, o qualche biscotto, o anche un frutto, biochimicamente parlando, sono fonti glucidiche a cui l’organismo risponde producendo insulina per riabbassare la glicemia ematica. Questo, oltre che creare una rapida caduta della glicemia con il rischio di ipoglicemia, sonnolenza e di nuovo senso della fame, è uno stimolo metabolico per creare riserve energetiche e, in particolare, lipidi di deposito. È fondamentale quindi controllare sempre il carico glicemico del pasto, scegliendo di abbinare la fonte glucidica con alimenti ricchi di fibre, proteine o lipidi che hanno un “effetto tampone” e permettono un rilascio graduale di zuccheri nel sangue, evitando i rapidi up and down.


La frutta è sicuramente un alleato della nostra salute, ma come ogni cosa, tutto dipende dalla quantità e dal timing di assunzione. E’ abitudine di molti mangiare la frutta a fine pasto, ma la sua quota zuccherina ha un effetto inibitorio sulla digestione e, anzi, aumenta i processi fermentativi creando aerofagia. Cosa più utile, è mangiare la frutta prima del pasto o come spuntino, magari accompagnata da frutta secca o semi oleosi.


Infine, presi dai ritmi veloci della giornata, ci dimentichiamo di portare qualcosa per il break di metà mattino o pomeriggio, o non facciamo colazione perché piuttosto preferiamo dormire quei 5 minuti extra, e poi arriviamo al cibo come se fossimo su di un ring e davvero “non ci vediamo più dalla fame”, come dice un famoso spot in tv. Per aiutare il nostro metabolismo ad avere la massima efficienza e per far sì che il cibo sia anche il giusto carburante della nostra giornata dobbiamo saper bilanciare e gestire bene temporalmente le nostre ricariche in modo tale che non ci siano buchi neri e neppure abbuffate di recupero.

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