DOVE ALBERGANO LE EMOZIONI: NEL CUORE, NEL CERVELLO O NELL’INTESTINO?



Per secoli, fin dall’antica Grecia, poeti, filosofi e compositori letterari si sono interrogati su dove fossero le emozioni. Per molti il cuore è stata la scatola pulsante attraverso la quale provare amore, gioia, tristezza e paura e, ancor prima, si è parlato del fegato, come sede del coraggio.

La cosa curiosa è che, sebbene la scienza abbia ormai fatto luce sul “cervello emotivo”, come lo definisce lo studioso J.E.Le Doux, e su come le emozioni siano funzioni biologiche del sistema nervoso, ancora oggi, la nostra lingua contiene il retaggio di antiche credenze usando espressioni metaforiche riferite, appunto, al cuore e al fegato: “ci vuole fegato”, “avere una stretta al cuore”, “sentirsi il cuore scoppiare dalla gioia”, “avere il cuore colmo di rabbia”...

Una volta individuata la centralità del cervello, si è capito che il centro di comando e luogo delle emozioni è il cervello mammaliano o limbico, il cui sviluppo inizia dopo la nascita e si plasma con l’esperienza. In particolare, secondo le ricerche più recenti, tutti i pensieri e i sentimenti associati con l’amore romantico si assemblano nel nucleo striato, fortemente implicato nel cosiddetto "rewarding”, ossia quella sensazione di piacere e appagamento per cui tendiamo a ripetere un certo comportamento. Orgoglio e vergogna, invece, si districano tra l’amigdala, l’insula e parte dello striato ventrale.

Esiste poi un vero e proprio circuito nervoso dedicato alla bellezza! Si attiva quando incontriamo qualcosa che a noi sembra bello. Magari un dipinto, una musica, un panorama. Stimoli visivi e uditivi attivano zone del cervello che vanno dall’insula all’amigdala verso il centro della consapevolezza che è la corteccia. Un’iperattivazione di queste aree scarica sul sistema circolatorio e così abbiamo tachicardia, sensazione di vertigine e svenimento. Ma allora il “crepa cuore” esiste davvero!

Oggi si aggiunge un altro tassello al puzzle delle emozioni: l’intestino, o meglio il microbiota intestinale!

Il microbiota intestinale, che fino a qualche decade fa era conosciuto come flora intestinale, è l’insieme delle specie microbiche (batteri, parassiti, protozoi, virus, funghi...) che colonizzano il nostro intestino con significative differenze di popolazione in base alla sezione anatomica intestinale e, di conseguenza, alla funzione svolta.

Un microbiota intestinale è sano se le specie microbiotiche “buone” e quelle potenzialmente “cattive” sono in equilibrio (eubiosi). Ciò è importante perché, in condizioni di eubiosi appunto, assicuriamo la presenza di alcuni microrganismi in grado di produrre molecole bioattive, come neurometaboliti, vitamine e acidi grassi a catena corta (SCFA: acido butirrico, propionico e acetico). Questi ultimi, oltre ad avere un’azione locale di protezione del muco intestinale e dell’integrità della parete intestinale, svolgono un ruolo di “trasmettitori di segnale” nella comunicazione tra intestino e cervello.

Non solo: sempre gli SCFA modulano la produzione di mediatori chimici quali acido gamma-aminobutirrico (il “neurotrasmettitore della calma”) e di serotonina (“la molecola che regola l’umore”) da parte di alcune cellule del tratto intestinale. Inoltre, il buon funzionamento dell’attività del microbiota in generale rende maggiormente disponibile dalla dieta la materia prima per la loro sintesi (ad es. l’amminoacido triptofano per la sintesi di serotonina).

Oggi, quindi, parliamo di asse microbiota-intestino-cervello e questa conoscenza scientifica ci dovrebbe far sorridere pensando, ancora una volta, a come già la nostra lingua possegga questa verità. In fondo noi prendiamo “decisioni di pancia”!

Un ulteriore aspetto che lega microbiota e cervello è il discorso dell’infiammazione di basso grado. Un microbiota non in salute è causa del fenomeno dell’intestino “gocciolante”, ossia un intestino le cue pareti non più integre lasciano passare parti di microorganismi, allergeni e tossine alimentari che arrivano nel circolo sanguigno e attivano la risposta del sistema immunitario. Come meccanimso di difesa, aumenta la produzione di sostanze pro-infiammatorie (citochine) che raggiungono anche le sedi centrali e, a lungo andare, questo compromette la funzionalità e l’integrità neuronale creando sensazioni di malessere, confusione, stanchezza psichica, senso di ansia e depressione.

Per raggiungere la felicità parliamo oggi di “psicobiotici”: il cibo non più solamente fonte di energia e di benessere fisico ma cruciale per il benessere psichico.

E per far felice, in primis, il nostro microbiota, abbiamo bisogno di una dieta varia, bilanciata e ricca di fibre, quindi verdura, frutta e prodotti integrali, e di grassi mono e poli-insaturi. Dobbiamo evitare zuccheri semplici, alimenti processati e altamente industrializzati. Non ultimo, dobbiamo cercare di acquistare prodotti stagionali, locali e quanto più provenienti da culture biologiche, non intensive, perché il cibo si carica di eventuali tossine presenti nel terreno, nell’aria e nell’acqua, e di sostanze chimiche usate per spingere la maturazione o preservare l’integrità e l’apparente freschezza del prodotto quando questo viene importato. Ci sono poi anche i cibi fermentati, come ad esempio lo yogurt, il kefir, i crauti, il tè Kombucha e il miso: alimenti vivi contenenti batteri “buoni” dalle numerose proprietà benefiche per il nostro metabolismo, sistema immunitario e nervoso


Il cibo “giusto”?

Dovrebbe essere giusto per la mente o meglio, giusto per il nostro microbiota!


Bibliografia


o LeDoux J., 1996, The Emotional Brain. The Mysterious Underpinnings of Emotional Life, New York, Simon & Schuster (tr. it. Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, Milano, Dalai, 2003).

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o Foster JA, McVey Neufeld KA. Gut-brain Axis: How the Microbiome Influences Anxiety and Depression. Trends Neurosci 2013; 36(5): 305-312.

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o Cryan JF, Dinan TG. Mind-altering Microorganisms: The Impact of the Gut Microbiota on Brain and Behaviour. Nat Rev Neurosci 2012; 13(10): 701-712.

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